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frittura araba di Gabriella

Frittura Araba

ingredienti

500 gr. farina 00
1/2 litro di latte
1 panetto lievito di birra
1 e mezzo cucchiaio di zucchero
1 uovo
1 arancia (buccia grattugiata + succo)
1 limone grattugiato
1 bustina di vanellina
liquore (acquavite) q.b
olio di arachide

sarà perchè Gabriella abita a Quartu, terra di mori e di Arabi.

queste sono le sue zeppole del martedì grasso.

 

mettere in un contenitore capiente:
farina,zucchero, uovo sbattuto, arancia grattugiata, il limone e il succo d'arancia. intiepidire un po il latte e sciogliervi il lievito di birra sbriciolato.
aggiungere anche  la bustina di vanellina e il rimanente del latte.
Ora occorre lavorare l'impasto per una ventina di minuti ed al termine aggiungere un pò di liquore.
Lasciare lievitare in un luogo caldo per almenno 3 ore.
Prepariamo una padella con abbondante olio e quando caldo versiamo l'impasto utilizzando un imbuto con becco un po largo. Così da formare una spirale.
Quando la frittura sarà dorata metterle in un recipiente con della carta assorbente  e zuccherare.

 

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Cucina per tutti

Qui potete trovare una cucina sana, genuina, legata al territorio.

 

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L’aceto e la peste
Nel Trecento la peste invade  l’Europa uccidendo un individuo su tre, e fino al 1700 non c’è anno in cui, non si accenda un focolaio di questo tipo di epidemia. Nella profilassi verso i primi del '700 si ripone fiducua nel rimedio attraverso l'aceto. Nel 1720, anno dell’ultima grande epidemia dell’Europa occidentale, gli abitanti di Marsiglia si difendono dall’aria che “genera febbri” tenendo in mano una spugna imbevuta d’aceto che viene inalata di continuo e, da parte dei medici, “attaccata al naso” senza respirare mai con la bocca e senza inghiottire saliva. Insieme ai  dottori segue  un infermiere che porta una bacinella  di aceto dove il medico ripetutamente immerge le mani prima di toccare  il malato.A mo' di acquasantiera. Poi, quando la peste rallenta, si fa  l'genizzazione dei locali pulendo con aceto i muri delle case infette.

Cantina

Cheyenne: Jane, ti posso chiedere una cosa? Perché hai fatto scrivere 'cuisine' all'ingresso della nostra cucina? Lo sappiamo benissimo che c'è la cucina, lì. 

il cuciniere

 

non conosco
la mia vita e le mie creazioni
tutto quello che mi è dato sapere
è che il mio passato mi viene dietro
come il cameriere attaccato
a fumanti piatti di portata
quanto alle mie creazioni
non è che ne sappia molto di più della loro fine
restano solo tegami da pulire
lana d'acciaio e sapone per piatti
d'altronde è quello che mi merito


 

 

 

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© Mauro Loi - Settimo San Pietro - Cagliari Sardegna