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Fichi d'india

Frutto mediterraneo che colora le strade di campagna delle nostre isole: dalla Sardegna - figu murisca -  alla Sicilia  e sud Italia. Agosto - Settembre i mesi ideali per raccogliere i fichi, ma con molta attenzione e prudenza. Possiamo mangiarli, dopo averli puliti accuratamente, oppure fare marmellate, liquore, sapa, o anche frittelle.

Per raccogliere i fichi d'india ci occorre una buona canna dove all'estremità avremo introdotto una pietra fermata da una fune. Questo permetterà di infilare il fico, e dando un giro con il polso possiamo staccarlo tranquillamente dalle foglie. Prima di questa operazione dobbiamo però stare attenti al vento.  Infatti le spine dei - piccolissime - fichi d'india volano e sono molto periocolose soprattutto per gli occhi. Un paio di occhiali da sole sono consigliati. Occorre quindi procedere spalle al vento e gettare per terra, ai piedi della pianta, i fichi appena raccolti, senza toccarli con le mani.

In un secondo momento con l'aiuto di una scopa li strusciamo per terra in modo da eliminare le spine. Con un paio di guanti le adagiamo in una cesta e sono pronte per essere portate a casa. Non è finita. Con un paio di guanti mettiamo i fichi in una bacinella piena di acqua - per perdere le ulteriori spine -  e dopo alcuni minuti sempre con dei buoni guanti le puliamo con un coltello estraendo la polpa dalla buccia.

Facciamo due tagli eliminando le basi e incidiamo la buccia per la sua lunghezza per permettere al frutto di uscire.

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Cucina per tutti

Qui potete trovare una cucina sana, genuina, legata al territorio.

 

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L’aceto e la peste
Nel Trecento la peste invade  l’Europa uccidendo un individuo su tre, e fino al 1700 non c’è anno in cui, non si accenda un focolaio di questo tipo di epidemia. Nella profilassi verso i primi del '700 si ripone fiducua nel rimedio attraverso l'aceto. Nel 1720, anno dell’ultima grande epidemia dell’Europa occidentale, gli abitanti di Marsiglia si difendono dall’aria che “genera febbri” tenendo in mano una spugna imbevuta d’aceto che viene inalata di continuo e, da parte dei medici, “attaccata al naso” senza respirare mai con la bocca e senza inghiottire saliva. Insieme ai  dottori segue  un infermiere che porta una bacinella  di aceto dove il medico ripetutamente immerge le mani prima di toccare  il malato.A mo' di acquasantiera. Poi, quando la peste rallenta, si fa  l'genizzazione dei locali pulendo con aceto i muri delle case infette.

Cantina

Cheyenne: Jane, ti posso chiedere una cosa? Perché hai fatto scrivere 'cuisine' all'ingresso della nostra cucina? Lo sappiamo benissimo che c'è la cucina, lì. 

il cuciniere

 

non conosco
la mia vita e le mie creazioni
tutto quello che mi è dato sapere
è che il mio passato mi viene dietro
come il cameriere attaccato
a fumanti piatti di portata
quanto alle mie creazioni
non è che ne sappia molto di più della loro fine
restano solo tegami da pulire
lana d'acciaio e sapone per piatti
d'altronde è quello che mi merito


 

 

 

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© Mauro Loi - Settimo San Pietro - Cagliari Sardegna